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Nullità della sentenza penale per omessa valutazione delle memorie difensive.

La facoltà delle parti di presentare memorie ed  istanze costituisce uno dei principali strumenti di attuazione del principio del contraddittorio sin dal momento delle indagini preliminari, prima ancora che sia instaurato il processo. 

La Corte di Cassazione ritiene che la facoltà riconosciuta alle parti dall'art. 121 c.p.p. di depositare memorie difensive in ogni stato e grado del procedimento imponga al giudice l'obbligo di valutarle e di pronunciare sulle stesse, pena la sanzione della nullità in caso di omessa pronuncia (Cfr. Cass. Penale Sent. n. 8115 Anno 2018).

L'omessa valutazione degli argomenti e delle  conclusioni contenuti in una memoria difensiva presentata ai sensi dell'art. 121  c.p.p. determinano la nullità di ordine generale prevista dall'art. 178 cod.proc.pen., comma 1, lett. c), in quanto impediscono all'imputato di intervenire concretamente nel processo ricostruttivo e valutativo effettuato dal giudice,  comportando la lesione dei diritti di intervento o assistenza difensiva dell'imputato stesso, oltre a configurare una violazione delle regole che presiedono alla motivazione delle decisioni giudiziarie (Cfr. Cass. sez. 1, 7 luglio 2009, n. 31245, rv. 244321; Cass., sez. 1, 14 ottobre 2005, n. 45104, rv. 232702; Cass., sez. 1, 6 maggio 2005, n. 23789, rv. 232518).

L'omessa valutazione di memorie difensive può essere fatta valere in sede di impugnazione quale causa di nullità della sentenza impugnata, la cui motivazione può risultare indirettamente viziata per la mancata considerazione di quanto illustrato con memoria, in relazione alle questioni devolute con l'impugnazione (Sez. 1, n. 37351 del 07/10/2010, Rv 248551). 

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