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Diffamazione: la scriminante della critica politica

Nel reato di diffamazione, che commette chiunque offenda l'altrui reputazione comunicando con più persone, si pone non di rado la problematica della corretta applicazione della scriminante della critica politica.

Di recente la Corte di Cassazione ha delineato i confini della critica politica ribadendo come, ai fini di una sua corretta applicazione, debba comunque considerarsi il potere esercitato dal destinatario della critica.

Orbene, sostengono i giudici di legittimità, quanto maggiore è il potere esercitato, tanto maggiore è l’esposizione alla critica, perché chi esercita poteri pubblici deve essere sottoposto ad un rigido controllo sia da parte dell’opposizione politica che dei cittadini.

La critica, di conseguenza, quale espressione di opinione meramente soggettiva, ha per sua natura carattere congetturale che non può, per definizione, pretendersi rigorosamente obiettiva ed asettica.

Ciò che rileva, in tali casi, è che la questione trattata sia di interesse pubblico e che non si trascenda in gratuiti attacchi personali.

Di conseguenza, sostiene la S.C., il livello e l’intensità delle censure indirizzate sotto forma di critica a coloro che occupano posizioni di tutto rilievo nella vita pubblica non escludono l’operatività della scriminante, poiché nell’ambito politico risulta preminente l’interesse generale al libero svolgimento della vita democratica (Cass. pen. 7340/2019).

Avv. Ciro Iorio 

Via C. Casalegno n. 1, Aversa (Caserta)


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