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L'offesa nella chat comune whatsapp è diffamazione. (Cass. 7904/2019).

WhatsApp: attenzione alle offese in chat, potreste commettere il reato di diffamazione anche se è presente lo stesso destinatario tra i fruitori del messaggio.

E' questo in principio di diritto ribadito dalla Corte di Cassazione con sentenza 7904/2019.

Come è noto la diffamazione è un reato che può essere commesso da chiunque offenda l'altrui reputazione comunicando con più persone.

Secondo la S.C., "la eventualità che tra i fruitori del messaggio vi sia anche la persona nei cui confronti vengono formulate le espressioni offensive non può indurre a ritenere che, in realtà, venga, in tale maniera, integrato l'illecito di ingiuria, piuttosto che il delitto di diffamazione, posto che, sebbene il mezzo di trasmissione/comunicazione adoperato ('e-mail' o 'internet) consenta, in astratto, (anche) al soggetto vilipeso di percepire direttamente l'offesa, il fatto che messaggio sia diretto ad una cerchia di fruitori - i quali, peraltro, potrebbero venirne a conoscenza in tempi diversi -, fa si che l'addebito lesivo si collochi in una dimensione ben più ampia di quella interpersonale tra offensore ed offeso (Sez. 5, n. 44980 del 16/10/2012, P.M. in proc. Nastro, Rv. 254044; Sez. 5, n. 4741 del 17/11/2000, Pm. In proc. Ignoti, Rv. 217745): di qui l'offesa alla reputazione della persona ricompresa nella cerchia dei destinatari del messaggio".

Dal punto di vista probatorio, sostiene la Cassazione, è da ritenersi pienamente utilizzabile la stampa dei messaggi di contenuto offensivo riferibili all'indagato, estrapolata dal 'display' di un telefono cellulare nella disponibilità della persona offesa, alla stregua di prova documentale ai sensi dell'art. 234 cod.proc.pen., che consente "l'acquisizione di scritti o altri documenti che rappresentano fatti, persone o cose mediante la fotografia, la cinematografia o qualsiasi altro mezzo» e della quale non è disconosciuta la genuinità".

Avv. Ciro Iorio

Via C. Casalegno n° 1, Aversa (Caserta).

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