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Attenzione alle notifiche : non sempre la cancelleria è la soluzione. Cass. 10102/2019

Non sempre la domiciliazione ex lege presso la cancelleria dell'Autorità Giudiziaria innanzi alla quale si sta svolgendo il giudizio (art.82 r.d. 37/1934) è valida. Le nuove modalità di notificazione previste dalla legge, infatti, assumono rilevanza e modificano le prassi.

La sentenza in questione interviene su una domanda di revocazione di una precedente sentenza con la quale la Suprema Corte aveva dichiarato inammissibile il ricorso, estinto il giudizio e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Il ricorrente, nel ricorso per revocazione, afferma invece che il controricorso del suo contraddittore, nel giudizio precedente, avrebbe dovuto essere dichiarato inammissibile, in quanto notificato presso la Cancelleria della Corte anzichè all'indirizzo PEC indicato nel ricorso introduttivo. Indirizzo che, come è noto, equivale a domicilio digitale ed è l'unico, da quel momento in avanti, presso il quale si può procedere a notificare un atto endoprocessuale.

Si tratta di una pronuncia importante che si inserisce nel solco di una sempre più concreta e costante smaterializzazione degli atti. Secondo la Suprema Corte, dunque, la notifica in cancelleria è da oggi possibile solo ed esclusivamente nel caso in cui il difensore "non adempiendo all'obbligo prescritto dall'art.125 c.p.c. per gli atti di parte e dall'art.366 c.p.c. specificatamente per il giudizio di Cassazione, non abbia indicato l'indirizzo di posta elettronica certificata comunicato al proprio ordine".

Quindi, da oggi, occorre prestare ancora maggiore attenzione quando negli atti manca la elezione di domicilio fisico, poichè di fatto è sufficiente il domicilio visrutale rappresentato dalla PEC comunicata al proprio Ordine di appartenenza.

avv. Ester Perifano

ester@perifanolex.it 

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